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Entrevista do sacerdote José Eduardo de Oliveira e Silva à agência de notícias Zenit – Itália

Publicamos a entrevista concedida por Padre José Eduardo de Oliveira e Silva à versão italiana da agência de notícias Zenit:

 

Il 7 gennaio scorso la Diocesi di Senigallia (AN) ha organizzato una giornata di formazione per gli insegnanti di religione sul tema dell’ideologia del gender. Come relatore è stato invitato il sacerdote brasiliano don José Eduardo de Oliveira e Silva, della Diocesi di Osasco, a San Paolo.

L’ufficio della pastorale scolastica, a cura di don Marco Mazzarini, ha voluto promuovere l’incontro formativo per arricchire il bagaglio culturale degli insegnanti in rapporto a queste nuove sfide antropologiche.

In occasione di questo evento, ci ha rilasciato un’intervista il relatore, conosciuto in Brasile proprio per la partecipazione attiva al proficuo dibattito riguardo al tema della “prospettiva di genere”.

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Negli ultimi tempi, la discussione sul gender è comparsa in Italia nel dibattito attorno all’educazione delle nuove generazioni. Potrebbe illustrare il suo parere su questa discussione?

Seguo da vicino i differenti discorsi e mi accorgo che, sebbene ai miei occhi la questione divenga ogni giorno più chiara, tanti spostano il centro del dibattito su temi che non appartengono all’ambito dell’ideologia del genere, forse cercando un modo per non affrontare questo tema così assurdo. Si tratta di uno spostamento per sabotare la discussione. Ora si arriva persino, in maniera comica, a negare che ci siano davvero autori o testi che sostengono questa teoria, affermando che si tratti di un’invenzione partorita dalla malsana paura cattolica del “diverso”.

In cosa consiste, dunque, la “ideologia del genere”?

Sintetizzando in poche parole, l’ideologia del genere consiste nello svuotamento filosofico e conseguentemente giuridico del concetto di uomo e donna. La teoria è molto complicata (un’eccellente spiegazione si trova nel libro di Dale O’Leary, Maschi o femmine? La guerra del genere, Rubbettino, 2006), ma l’idea di fondo è chiara: i sostenitori di tale teoria affermano che il sesso biologico è soltanto un dato corporale dalla cui dittatura dobbiamo liberarci attraverso l’attuazione arbitraria di un genere.

Quali sarebbero le conseguenze di questo punto di partenza?

Le conseguenze sono le peggiori possibili. Conferendo status giuridico alla cosiddetta “identità di genere” non ha più senso parlare di “uomo” e “donna”; si parlerebbe soltanto di “genere”, ossia, l’identità che ognuno creerebbe per se. Pertanto, non avrebbe più senso parlare di matrimonio tra un “uomo” e una “donna”, essendo queste delle variabili totalmente indefinite. Per lo stesso motivo, non avrebbe più senso parlare di “omosessuale” perché l’omosessualità consiste, per esempio, in un “uomo” che si relaziona sessualmente con un altro “uomo”. Tuttavia, per l’ideologia del genere, nessuno dei due uomini sarebbe realmente un uomo. Dunque… come per magia, anche l’omosessualità è scomparsa!

 Allora, coloro che difendono la “ideologia del genere” in nome dei diritti delle persone omosessuali sono stati ingannati?

Sicuramente è accaduto questo! Loro non si accorgono che, una volta che si è aderito alla “ideologia di genere”, non ci sarà più nessun motivo valido per combattere la discriminazione. Nelle leggi contro la discriminazione, vogliono favorire alcuni che considerano più discriminati. Secondo la “ideologia di genere”, però, non avrebbe più senso fare differenze tra condizioni e ruoli; tutto scompare. Letteralmente, sono caduti nella trappola del “genere”. Per difendere l’identità omosessuale, usano un’ideologia che distrugge ogni identità sessuale e, per questo, anche la famiglia, o qualsiasi tipo di famiglia, come essi stessi amano dire. In poche parole, l’ideologia del genere è aldilà dell’eterosessualità, dell’omosessualità, della bisessualità, della transessualità, dell’intersessualità, della pansessualità, o di qualsiasi altra forma di sessualità esistente. Si tratta della pura affermazione secondo la quale la persona umana sarebbe sessualmente indefinita e indefinibile.

 Allora la situazione è molto peggiore di quello che ci immaginavamo…

È proprio così. Comunemente si parla ancora di “genere” nei termini di una “identità sessuale”. C’è un’altra logica in gioco, ed è per questo che gli interlocutori fanno fatica ad intendersi.  Per gli autori che propongono la “ideologia di genere”, la “identità sessuale” è soltanto un dato fisico, corporale. Non implica nessuna identità. Adeguarsi a questo dato sarebbe “sessismo”, secondo la loro terminologia. La vera identità è il “genere”, costruito arbitrariamente e mai in maniera definitiva e stabile. Questo “genere”, inoltre, non ha mai una valenza collettiva. È totalmente individuale e, pertanto, indefinibile in termini collettivi. Qualcuno, ad esempio, potrebbe scegliere di dichiararsi gay. Secondo gli ideologi del genere questo dichiararsi è già un’imposizione sociale, dato che la definizione di gay sarebbe sempre relativa ad una condizione maschile o femminile, condizione che non esiste nella realtà, ma è soltanto il prodotto delle idee imposte dalla maggioranza. Qualsiasi definizione derivata da un’altra già esistente risulterebbe di natura dittatoriale. Non ci sarebbe, quindi, la transessualità, che viene definita come il passaggio da un sesso ad un altro. Gli ideologi del gender affermerebbero che non avrebbe alcun senso dichiarare che una persona possa migrare da un sesso ad un altro, visto che quella espressione corporale non esprime la sua identità. Il genere, invece, è autoreferenziale, totalmente arbitrario. Qualcuno potrebbe dire che non c’è nessuna logica in questo. La logica, infatti, corrisponde in questo caso all’essere senza logica. Si tratta dell’assurdo che offusca la nostra capacità di comprendere.

Cosa dire, dunque, di coloro che difendono la “ideologia del genere” nell’ambito dei diritti femministi?

Gli ideologi di genere, di nascosto, debbono ridere a quattro ganasce delle femministe. Come difendere le donne, se esse non sono realmente donne?

Quale sarebbe, pertanto, l’obiettivo della “ideologia di genere”?

Come è stato dimostrato nello studio che ho menzionato, il grande obiettivo che si trova dietro tutto questo assurdo – che è talmente tanto assurdo da risultare assurdamente difficile da essere spiegato – è la polverizzazione della famiglia con la finalità di generare un caos nel quale la persona si ritrova ad essere un individuo senza legami, facilmente manipolabile. La “ideologia di genere” è una teoria che suppone una visione totalitarista del mondo.

 Come spiegare alle persone il grave tentativo di introdurre all’interno della legislazione italiana questa nuova visione?

Personalmente spiego alle persone la gravità della situazione in questi termini: 1) vogliono imporci per via legislativa un’ideologia assurda; 2) vogliono farlo senza mostrarlo chiaramente alla popolazione, cosa che è inammissibile in uno Stato democratico di diritto; 3) vogliono utilizzare la scuola come un laboratorio, esponendo i nostri bambini alla decostruzione della loro identità. Vogliono inoltre che noi rimaniamo in silenzio dinanzi a tutto questo. Non vi sembra di essere giunti a pretendere da noi un po’ troppo?…

A proposito dello “Stato democratico di diritto” e vedendo le manifestazioni e le prese di posizione contro il gender da parte di tante persone – un milione in Piazza San Giovanni, a Roma! –, in maggioranza cattolici, ma non solo (omosessuali, non credenti, ebrei, islamici, agnostici, atei), e addirittura dello stesso Papa Francesco e di vari vescovi, alcuni ricorrono alla laicità dello Stato come scusa per disprezzare gli argomenti presentati contro la “ideologia di genere”. Come commenta questo?

Questa obiezione è talmente ripetitiva che risponderle conduce a stancarsi. In una discussione democratica, non importa se l’interlocutore sia religioso oppure no. Lo Stato è laico, no laicista o anti-religioso. Sarebbe molto divertente, se non si trattasse di un puro preconcetto – e a volte un vero e proprio discorso di odio anti-cattolico –, l’insistenza con la quale alcuni menzionano la Bibbia, i dogmi, i comandamenti…, come se noi stessimo presentando sempre argomenti di carattere teologico. Da quanto ho detto finora è possibile rendersi conto che i nostri argomenti sono semplicemente filosofici, razionali. Sono talmente razionali da mostrare quanto la proposta degli ideologi del gender sia totalmente irrazionale, dato che contraddice le loro stesse bandiere ideologiche. L’ultima cosa che rimane loro da fare nei confronti di coloro che non appoggiano le tesi gender è affibbiare un’etichetta (“maschilista!”, “sessista!”, “omofobo!”, “fondamentalista!”, “fanatico!”, “integralista religioso!”…). Quest’operazione di etichettatura, però, è l’arma dei codardi, di coloro che non hanno né l’onestà né la libertà intellettuale. Come dico sempre, in queste discussioni, abbiamo bisogno di comportarci come filosofi, e non come cattivi avvocati, i quali sono disposti a negare anche le evidenze.

 

 

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